
cara acculturata, caro acculturato,
Ho da raccontarti un sacco di cose belle. Questa newsletter è l’ultima dell’anno e, a parte le novità che mi accingo a rivelarti, confesso che avevo tanti pensieri che si accavallavano per esprimere le mie speranze per il 2026. I mass media annunciano presagi davvero cupi per questo ho pensato a una strenna pensiero, a auguri speciali per tutti gli acculturati di questa mailing list. Te ne parlerò tra poche righe.
Vorrei partire con le “cose belle” che sono accadute nel 2025 e che mi rendono felice.

Dopo un lunghissimo lavoro, finalmente è pronto il sito culturaintour.it ed è completamente rinnovato.
Non ci crederai ma dietro la costruzione di un sito c’è una progettualità pazzesca e richiede tantissimo tempo, energia e denaro. Durante questo percorso si è costretti a porsi delle domande: cosa si vuol fare? A chi ci si vuol rivolgere e per contribuire a raggiungere quali obiettivi? Soprattutto viene da chiedersi quale persona si vuol essere. Come vedrai è emersa chiaramente la mia vocazione al sociale e la volontà di impegnarmi per la tutela dell’ambiente che è anche salute e benessere per le persone.

Un altro momento gratificante è stato l’evento “Doughnut Economics Festival” (Festival dell’Economia della ciambella) nella sua seconda edizione, dedicata interamente al turismo. Si è svolto presso l’Università dell’Insubria e, se tutto va bene, speriamo di ripetere.

Infine ecco il mio regalo di Natale, ricevuto proprio pochi giorni fa: faccio parte ufficialmente della squadra “Green School”. È terminata la procedura formale e la formazione e ora sono referente del territorio di Como. Si realizza così un sogno nel cassetto.
Le Green School sono scuole che mettono la sostenibilità al centro della propria azione educativa, creando le competenze, le conoscenze, i valori e le azioni per affrontare in modo attivo le sfide della transizione ecologica e dei cambiamenti climatici.
Se conosci scuole di ogni ordine e grado di Como e provincia che possono essere interessate, inoltra questa mail perché il 14 gennaio si terrà online l’evento lancio. Sono a disposizione per ulteriori info.
Mi avvio a concludere questa newsletter ispirandomi a quanto ho appreso in merito alla “memoria” delle nostre cellule. Da sempre mi appassionano moltissimo le scoperte scientifiche che riguardano il neurosviluppo e l’apprendimento. Ascolto, appena ne ho l’occasione, le conferenze di Daniela Lucangeli, professoressa di psicologia dello sviluppo e dell’educazione presso l’Università Padova.
Sin da giovane studiosa la prof.ssa Lucangeli si è domandata perché le cicatrici della pelle che accidentalmente ci procuriamo rimangono evidenti nel tempo. Eppure le cellule della pelle si rinnovano mediamente due volte in un mese e tutto il nostro tessuto cambia continuamente nel corso della vita.
La scienza ha fatto scoperte incredibili e ha dato questa risposta: “la cellula della pelle prima di morire mantiene la cicatrice come marcatura di futuro e passa alla cellula successiva tutte le informazioni di quelli che sono stati i traumi fisici e psichici da cui bisogna proteggersi. Esattamente come farebbe una madre o un padre che dice al proprio “futuro” qui non passare più. Le marcature di dolore hanno una memoria intergenerazionale, si trasformano in segnali di allerta, mantenendo il ricordo del pericolo affinché non si ripeta lo stesso errore e lo si sappia riconoscere in futuro”.
È una strategia frutto di milioni di anni di evoluzione, maturata per contribuire alla sopravvivenza della specie.
Evidentemente le nostre cellule sanno tramandare il pericolo più della nostra mente razionale. Come esseri umani abbiamo la memoria corta e non ci ricordiamo cosa è accaduto poco meno di 90 anni fa.
Sin da bambina ascoltavo le testimonianze dei miei nonni e dei miei genitori. Anche i racconti di guerra dalla viva voce di chi l’ha vissuta lasciano un segno ma forse non è così per tutti.
I giovani sono fragili, vivono in un mondo sempre più instabile, violento. Domandiamoci perché c’è il crollo delle nascite e perché tantissimi ragazzi non hanno la gioia negli occhi. In gran parte della popolazione occidentale regna la solitudine nel cuore.
È necessario parlare di pace e porre il nostro sguardo a progettualità per un futuro migliore e prospero. La pace è dialogare anche quando è difficile, è abbandonare l’indifferenza, è prendere posizione, è tèssere relazioni sane. La pace è coraggio morale, è scegliere di essere cittadini attivi e consapevoli.
In fin dei conti l’essere umano è cercatore di senso e cito nuovamente Rachel Carson «Più riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sulle meraviglie e le realtà dell’universo attorno a noi, meno dovremmo trovare gusto nel distruggerlo».
Buon Natale e sereno 2026,
Margherita